Quietamente

Spargimi — come ti ho chiesto.
Vedrai la mia cenere scendere dall’alto,
neve d’aprile sul fiore esitante.
Vedrai me, senza l’ingombro della carne,
nella dolcezza viva del distacco,
l’ultima allodola che scivola
nel suo piccolo prato:
il tremore del nuovo inizio.
E guarda la nascita d’una parola,
questa sera, che non assomiglia alle altre.
Conserva il mio lenzuolo,
così a lungo attorcigliato alle caviglie
dei molti risvegli.
Stringi il suo cotone: senti l’umore
quietamente mistico
che ti rimane sulle mani;
senti come brucia — ancora.


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2 risposte a “Quietamente”

    1. Grazie, Massimo, di solito quando scrivo questi testi, per me normalissimi, vengo evitata come la peste. La gente non capisce che è solo un piccolo rito di rinascita.

      Ciao.

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