Noi che apriamo i nostri sentimenti,
così malamente, scriviamo poesie per vivere
come tzigani con i loro violini malinconici.
Issiamo i nostri desideri più crudi,
le nostre numerose delusioni.
Voglio guardare nel terriccio i miei alluci
e non parlare, ascoltare qualche passero
che becca sotto la panchina del parco
e pensare che dove è stata abbattuta
una foresta, torneranno frutti selvatici,
come se la terra volesse consolarci.
