Vorrei il nome di un fiume,
per sentirmi nella forma dell’acqua.
E la voce che porta alla luce
le profondità come punto di origine;
la traduzione del silenzio, la quiete,
la bocca nuda ricolma di fiori.
Vorrei assistere alla mia fioritura
sui sogni e le sconfitte;
una fioritura esistenziale
che viene dagli occhi chiusi:
gli occhi non mentono, seguono le note,
come i campanelli alle caviglie.