I sogni, sono profeti malati d’amore
e futuri sfortunati —
animali appiattiti nell’erba,
mordono i polsi e dove l’atrio cardiaco
si torce, finché non rimangono
che lame di facciata —
a ferire s’avvitano a una prima luce quotidiana.
Lì fugge lo scheletro affranto,
si fa pietra la lepre, si acquatta
sul muro di fondo.
Il cuore è affondato —
represso, da falsi concetti.