C’è una porta spalancata nell’aria,
nessuno entra, nessuno esce —
se non un respiro classico,
quasi proverbiale, un odore di caffè,
come se fosse una piccola parabola —
dall’indaco al fondo,
dall’alto al basso,
dall’aria alla materia.
Un movimento verticale che la coscienza esplora
in un ramo sottile che trema nella quiete –
eppure porta un frutto,
troppo grande per sé,
ma lo sostiene come un guerriero.
Non cade, non si spezza,
solo impara l’assonanza del peso.
Sul fondo del bicchiere resta una goccia nera:
è il ricordo che non evapora,
il silenzio che sa di ferro.
Prendilo piano, quel caffè,
come un rito che scalda le mani
e mette in fila i buoni pensieri,
lasciando intuire che abiti l’amore.
Grazie Massimo, bellissimo commento, mi descrive così bene.
così visionaria eppure così attinente alla cruda realtà. Si parte sempre per un viaggio leggendoti
Con piacere, buongiorno Roby.
La poesia ha fatto il suo viaggio: dalla voce al gesto, dal gesto alla forma. Resta lì, come un animale quieto che continua a respirare anche quando smetti di guardarlo. Ti abbraccio fratello
l’amore è come scrivi. L’amore che conosciamo oggi, l’amore che annusa il mutare, ma sente soffiare in sé l’eterno. Grazie Nadine per i tuoi versi, buon giorno 🙂