Siamo mendicanti di senso

Far crescere l’indaco dello spirito
attraverso la cultura:
di frassino le briglie alla vita –
non commuovere, ma con-muovere,
non ornamento, ma orizzonte.
Non l’hype che brilla un giorno,
non il pendant degli eventi,
ma ciò che smuove –
che accende lume e domanda,
che non teme il cortocircuito,
la ferita del dubbio,
la folgorazione dell’impensato.
Non come un cavallo che corre
senza essere guidato.
La cultura come fraternità
non è consumo rapido –
non fast food di concetti,
o strisce di cuoio attaccate al morso,
ma fermentazione lenta,
tempo lungo che trasforma i pensieri
in carne e la carne in pensieri,
la riva delle cose che fiorisce
in un travaso continuo di vita.
Siamo mendicanti di senso,
ogni parola una particella
che non conosce ancora l’amore —
pellegrini verso orizzonti mobili,
la nostra indigenza è ricchezza:
da essa nascono geometrie inedite,
architetture capaci di ospitare
la complessità del mondo.
Dire l’atto, la nudità della coscienza,
l’implicazione quando c’è,
pentimenti, fiori, cuori, campanelli,
e si ricomincia senza jolly.
Non arene, ma agoni;
non sintesi facili, ma incontri reali
dove anche l’incomprensione
diventa inizio,
e il conflitto genera fratellanza.
Fraternità:
rivoli di attesa, noi,
ci lasciamo attraversare
non da ideologia consolatoria,
ma esercizio quotidiano
di traduzione tra mondi diversi.