Quel passaggio invalicabile, sanguina ogni volta che mi concentro sul volo delle rondini, quel volo ad ali ferme, seguito da un cielo che separa il tempo, secondo te, nel tentativo di rendere tutto perfetto, tutto secondo i dogmi opachi, che recidono la donna contando i suoi giorni e non la sua musica. Il mio sguardo fisso si rammarica ma sorride dentro e prende dai rami, gli stessi del tuo calendario, un fiore fuori stagione, come se qualcuno avesse deciso una data spoglia o una fioritura inopportuna. Nemmeno il tempo di crescere e già siamo frutti nelle nostre bocche. Secondo i canoni e qui mi faccio foglia, a te, che acerbo vai lasciato maturare. Nel frattempo, immagina, con un sospiro che viene dal fondo, le mie mani stringere la porcellana, dai rivoli di vapore che portano il calore di un caffè. Non provo nemmeno a dirti quanto mi manchi. Non spezzo la quiete con la quale mi sono rivestita, ritornerebbe a tremarmi il sangue.