È che certe presenze si consumano,
come l’odore dei cuscini dopo la notte:
resta la forma, non il calore.
Con quella tenerezza che s’affolla
più intima e lirica,
rimarrà il suono delle tazze,
le briciole sul legno,
i piccoli disordini che ci somigliano.
Resterà la tua voce,
come una lettera mai spedita,
la tempesta che avevamo inventato,
che ancora mi attraversa
quando mi pettino lentamente
davanti allo specchio.
