È che certe presenze si consumano,
come l’odore dei cuscini dopo la notte:
resta la forma, non il calore.
Con quella tenerezza che s’affolla
più intima e lirica,
rimarrà il suono delle tazze,
le briciole sul legno,
i piccoli disordini che ci somigliano.
Resterà la tua voce,
come una lettera mai spedita,
la tempesta che avevamo inventato,
che ancora mi attraversa
quando mi pettino lentamente
davanti allo specchio.
Grazie Massimo, è sempre un piacere sapere che mi leggi.
La strofa centrale, bellissima, è una specie di testamento, non per dire ciò che lasci e a chi, ma per dire quello che resta alla fine, e non sono cose da poco quei piccoli disordini e le briciole e le tazzine.
massimolegnani