E il male, perché?

Mio padre, non volevo vederlo polvere.
Quello che restava di lui erano i gesti,
le somiglianze, la luce tanto piena,
traboccante, che verrebbe da chiedersi
perché il dio dell’amore
semini anche la piaga,
perché chi guarisce
porti anche la morte,
sia pure con ferocia o fredda tristezza.

Siamo sotto rami che mutano in archi —
ignari che i nostri petti
siano i soli bersagli.
E poi, per difendersi,
c’è chi impugna una freccia d’arbusto
o una pistola di gomma,
sparando
alla luna di giorno.

L’uomo, prima di soffrire,
ha bisogno di vivere.
Mio padre, non volevo vederlo polvere.
Dio sa chi sono — e sono qui,
a colpire il chiarore con occhi
stretti dal sole.
E tutt’intorno, la tradizione
del senso comune,
alla morale io dico: – e il male, perché?

Dove non si volge Dio,
nessuna freccia indica la via,
mentre fendiamo sentieri, scelte, domande,
nel fitto del verde,
o scivoliamo tra lamiere nei parcheggi.

Il corpo è una cavità.
E infine, devi ammetterlo: – esiste l’anima.

Anche se i piccoli di Dio, sentono alta la febbre,
provano a rincorrere spot,
a soffrire piuttosto che definire
le voci lontane che chiamano,
le voci che consolano,
e si fanno brucianti,
come un brivido divino.

Mio padre non è polvere.
Quello che resta di lui sono i gesti,
le somiglianze, la luce,
tanto piena, traboccante.

2 pensieri su “E il male, perché?

  1. anche il mio papà non è polvere… ho nel cuore tanti suoi ricordi…
    un abbraccio Nadine… 💖

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