C’è una devozione nel costruire muri,
una cattedrale nel deserto, mattone
dopo mattone, nell’intoccabile calce.
Dentro questa finzione mancano le forme:
nessuna porta, nessuna finestra
e secondo tradizione
la freddezza, il cinismo,
i risvolti beffardi
di un disastro esistenziale.
Ma il fatto certo è che questa esperienza
di tramonto d’equivoci salti e ribaltamenti
non forgia il realismo dell’oggetto:
l’amore si sa, rimane sopra il tetto –
colpevole solo
d’aver tradotto la memoria.
