Non a caso la mia luna in fioritura
è nel fondo dell’inchiostro,
prigioniera del dilemma d’essere,
e dove e quanto restare —
se respiro vita trapassata,
da una geografia
sbagliata dall’eterno.
È questa l’autopsia degli spazi bianchi,
intervalli, vuoti, copertine patinate
che fanno guerra a pigmenti,
— non ancora definiti bambini —
senza voci o promesse,
ma lastre di pietra incise a sorte.
Soldati che scavano la morte, sparano —
l’orma non sa più dove affondare e quegli occhi
che la terra come madre vuole amare.