Il dono di sé

È ancora possibile il dono di sé?
sussurra il vento fra le fessure
di una città di vetro e cemento,
dove il sangue si fa prezzo
e il gesto pesa come un debito.

Dare, senza chiedere,
riemerge dai solchi antichi
dove mani callose
non contavano monete,
ma semi,
e il grano bastava al giorno.

Il dono trema, oggi, nella vetrina,
si specchia nell’ossessione del profitto,
si fa maschera di potere,
un gioco di scambi
dove anche l’amore si misura
a interessi composti.

Quale mondo dovremmo sognare,
per restituire all’offerta il suo fuoco?
Un mondo dove le mani tornano nude,
senza cassa né bilancia,
dove il pane spezzato non è contratto
ma sacrificio,
e il gesto si consuma
nel suo essere puro.

Forse nelle pieghe di una favela,
nelle danze senza ritmo d’un villaggio,
vive ancora un’economia del cuore,
dove il dare è canto,
e l’accumulo un’offesa.

Tra i neon e i grattacieli, qui,
tra i muri che separano,
e i fili che stringono,
dove nascondere un sogno così?
Non c’è immaginario per l’innocenza,
non c’è parola per il dono
in un lessico che conta
solo vittorie e conquiste.

Se un giorno il cielo si spaccasse,
e dalle crepe piovessero
fiori
non venduti,
mani alzate,
occhi che non chiedono,
forse sapremmo ancora ricordare
che donare è il più umano degli atti,
è spogliarsi del peso, è libertà.

10 pensieri su “Il dono di sé

  1. Molto intenso questo elogio del dono che noi nelle città tri i neon e i grattacieli non sappiamo cosa sia, non sappiamo darlo non sappiamo riceverlo senza andare a guardare l’interesse. E a quel punto non più dono.
    ml

  2. Sono venuta a vedere chi mi aveva lasciato un così bel commento… Ora ho capito. Bellissima la tua poesia. Sto scrivendo su smartphone e non riesco a digitare bene. Tornerò a trovarti con il tablet. Buona giornata. Eletta

  3. Ecco, anche questa che dovrebbe essere la prima domanda, é diventata rara… ci provo, grazie. Tu come stai? 🤗

  4. Forse è possibile ancora donare, senza l’occhio della camera che storicizza, ricordando, invero, ciò che ha sovrascritto. Magari è in questa vera memoria che possiamo trovare le chiavi delle nostre iper-moderne prigioni.

    Bellissima poesia.

    Buona giornata. ☮️🙏

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