Nomi

una volta ho digitato il nome di Nina
e mi ha fatto piangere davanti a un oceano.
non era mio.
era Nina, la voce che ha scavato
dentro quella cosa senza nome nel petto.
il punto fisso che non lascia filtrare
luce, né perdono.
quando mi cercano,
trovano lei.
quando inseguono la mia ombra,
inciampano in lirien,
o nell’idea di qualcuno
di piccole lampade rosse
che ha amato con un occhio chiuso,
mezzo sogno alla volta.
quando passano da me,
seguono la scia di Giustine,
le sue parole dritte quanto uno sciopero,
come mio padre che, con la gola,
fermava i treni.
quando provano a trovarmi,
cercano chi ho cercato
quando avevo fame
e nessuna voglia di parlare.
Cherokee. La sua risata.
Apache che sussurra anche quando dorme.
e il nero Mhina, sopravvissuto al Mediterraneo.
la palestinese Mariam con la calce sul petto.
quando inciampano nel mio nome,
forse vogliono Marie —
occhi stanchi, come vecchi palazzi
crollati in un tempo di maggio
o quello sguardo che non ti chiede
di essere utile.
quando digitano un nome e compaio io,
cercano il loro.
come cose che gli appartengono.
sentiranno i miei occhi colmi
di nenie infantili
troveranno il loro nome,
e cercheranno domande.
cercano chi sa
che la verità è
una ferita ben posta.
cercano poeti
di un certo inchiostro trasparente,
che si cancella male
come certi errori.
e quando cliccano sulla mia assenza,
cercano il dubbio.
perché è da chi porta il nome di tutti
che ogni poeta
inizia a perdere sangue.