Perché sono ancora 

Non mi siedo più sul bordo dei giorni.
Non dondolo nulla.
Se mi sfiori le gambe partono insieme,
come colpi sparati da un soldato in tensione.
Non peso il pane, lo scavo, ci guardo dentro
per trovare me stessa, rannicchiata
al posto della mollica.
Non misuro le ore, mi alzo,
non sono una forma lenta di resa.
Le voglie smettono
di fare la bestia da guardia
che agita gli zoccoli.
Non sedurmi con pasti e cerimonie,
mangio in piedi, con le mani sporche.
Questo corpo desidera aprire le gambe
e bagnare d’oltraggio l’ingiuria
di un popolo affamato,
in questo tempo di lotta continua.
Il cassetto custodisce nastri per vergini,
è vuoto, finalmente inutile.
I giorni non vengono pressati da capriole
ma da mature uova di serpente,
non c’è speranza,
né luoghi lontani che si lascino salvare.
E la luna se ne va sbattendo la porta,
io la seguo, finalmente,
con la sigaretta spenta prima di finirla,
lo stesso universo, oggi, deve essere rapido.
Non voglio l’ombra della rovina che benda
le nostre ossa,
il limite è superato.
Non ascoltano testimoni.
Esco dalla mente polverosa senza soccorso
verso il fiume in piena per annegare
la parte dolorante in me.
I nomi non li annodo, nell’acqua li lascio andare,
Nessuna disfatta,
le molecole non si disperdono,
e quando il peso dei giorni diventa insostenibile,
in questi tempi di polvere da sparo,
lascio le ali di falena e mi immergo
nella vasta cornea di Dio

12 pensieri su “Perché sono ancora 

  1. Si innalzano le tue parole… dalla terra del dolore al cielo. Meravigliosa

  2. È grande il tuo sentire, metallo su metallo e dolcezza profusa nell’aria. Accompagni, tieni, lanci nel cielo e accogli. Grazie 🤗

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