Nina non capisce il mondo

Nina tiene l’acqua in bocca
come se potesse possedere
qualcosa del suo universo.
Una donna che trattiene l’acqua
diventa diga,
reliquiario,
orbita provvisoria.
L’acqua non è bevuta né sputata:
è sospesa.
C’è un’illusione tenera e feroce:
possedere trattenendo.
Come se l’universo —
che scorre, evapora, sfugge —
potesse fermarsi un istante
obbediente alla lingua,
alla fragile volontà di una donna.
Nina si riempie i palmi
per nutrirsi di ciò che è degno.
Non vuole carne,
non vuole sangue
in bocca.
Conosce per assenza:
non capisce il mondo,
lo sente.
Tiene senza inghiottire,
custodisce senza consumare.
Il suo è un potere silenzioso:
abitare un altro corpo per un po’,
prendere su di sé la malattia,
finché l’attesa decide.
L’acqua non resterà.
L’universo non si possiede.
Ma per un tocco
l’illusione è vera,
e questo basta.
Un istante di dominio gentile
sull’infinito.


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2 risposte a “Nina non capisce il mondo”

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