Scriviamo come si parla ai fantasmi.
Con le mani fredde.
Con una lingua sdraiata
che dimentica a metà parola.
Cerchiamo solo indizi:
una tazzina scheggiata,
un odore di pioggia —
l’aria sa di benzina,
un sorriso disertato.
Poi torneremo al silenzio,
ognuno nel proprio emisfero –
lasciando ai vivi
il compito
di ricordarci male.
