Scriviamo come si parla ai fantasmi.
Con le mani fredde.
Con una lingua sdraiata
che dimentica a metà parola.
Cerchiamo solo indizi:
una tazzina scheggiata,
un odore di pioggia —
l’aria sa di benzina,
un sorriso disertato.
Poi torneremo al silenzio,
ognuno nel proprio emisfero –
lasciando ai vivi
il compito
di ricordarci male.
Ancora
Riprova (poi cancellali)
ml
Prova commenti
Concordo Massimo. Dà molto fastidio.
parto dal fondo perché mi colpiscono gli ultimi tre versi non tanto perché presuppongono l’essere nel frattempo morti, quanto per l’essere ricordati male, che è il destino di tutti (e che personalmente mi disturba, essere confuso con altri, con parole non mie) il ricordo contiene in sé una distorsione, come uno specchio deformante che ti mostra mai quel dettaglio di evento come realmente è stato.
massimolegnani
Grazie Simon. Bello sapere che riesci a leggermi.
Che splendida “scheggia”, complessa e dolorosa da estrarre. 👏🏻