Quando piove calce

Vorrei restare, come il tuo cane romantico,
con la precisione di chi tocca le cose
solo per sentirle respirare.

Le luci sono spente sul silenzio umano,
qui si riconosce chi ha amato troppo —
chi ama porta la notte nelle tasche,
una corrispondenza tra due segrete
della stessa febbre.

Una volta ho dormito accanto al fuoco
e ho creduto che la brace mi capisse.
Non chiedeva nomi — potevo travestirmi
da lepre soprannaturale.
Il mattino mi trovò sdraiata sull’asfalto,
il volto sporco di stelle.

Ognuno custodisce una città
dove non può tornare.
Quando piove calce ci riconosciamo
dallo stesso modo in cui accendiamo
una sigaretta.

Ci sarà sempre un bar con la luce accesa,
una ragazza che ride dietro il vetro,
un poeta che scrive in comunione di pioggia.
Una città da ricostruire —
ma ogni gesto che condividiamo
sarà una resurrezione.

2 pensieri su “Quando piove calce

  1. “con la precisione di chi tocca le cose/ solo per sentirle respirare”… avresti potuto scrivere “chi solo sfiora le cose”, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Col tuo costrutto esprimi la peculiarità di una vicinanza fatta di ascolto, di contemplazione e di non interferenza anche quando magari i due corpi sono avvinghiati. E questo è fare poesia.
    ml

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