Il mio fumare solitario sopra i tetti,
come Wenders in Berlin, nel calare della sera,
fra scogliere di palazzi,
mi chiede se il catrame sia romantico ai passanti,
fra le parole rade di un poeta,
nei vetri opachi dei tram,
nelle donne di ritorno dal lavoro.
E a un tratto la stanchezza —
nell’ansimo affollato —
non sa cosa si perde.
E non è solo un battito.
Ditemi voi, cosa si perde.
Il motore assorda i tacchi frettolosi,
una smania si spande,
occhi ciechi sullo smartphone.
Il mio sguardo è nei segnali
che non so ricevere,
a cercarvi la risposta
di questo vivere distratto.
Non è una colpa, l’infelicità.
La colpa è tutta arsa
in questo dramma quotidiano.
Ma tu che vieni da lontano —
tu, se mi vuoi chiedere,
in ogni istante chiedimi
ciò che io non saprò rispondere:
ti guarderò solo, profondamente,
negli occhi.