Omnia supera l’arco, [o: vero]
tendine a pelle sanguina,
un istante prima del tramonto.
La schiena fiorita si offre
come un campo d’agosto,
d’ignoto masticata, sputata,
[o: pronta] ad accogliere il morso –
promessa o predazione,
dipende dal vento,
dalla fame,
dal volo trattenuto sulla bocca.
C’è un dono nel dolore, una resa
che somiglia a un rito antico:
la carne si tende [o: morte]
sacerdote d’attesa,
del sole filtra la bellezza,
in quel fruscio che talvolta
pare un sussurro
e non sa più
se è freccia o bersaglio.