una foresta
non domanda conferma agli occhi
cresce
anche nel punto cieco del mondo —
così l’umano:
reggersi in piedi
senza indossare
diagnosi cucite da galassie estranee
senza piegare la voce
alla liturgia del consenso
pensiamo alle lentezze —
ai corpi che esitano
alla paura del cambiamento
alla nebbia compressa nei corridoi
al terrore quieto
di perdere luce dalla mente —
e intanto
qualcosa ci cataloga
archivia scarti
insonnie
deviazioni
abitudini respiratorie
come se esistere
dovesse produrre una prova.
ma una foresta
non si giustifica
cresce.
così dev’essere l’umano.
Ma ti ho scritto
Aspettiamo parole semplici –
vengano a noi nei momenti di riposo.
Parleremo d’angeli, malediremo demoni,
dove l’inchiostro segue i segni.
Ti voglio come vecchia foresta,
coraggioso fra i nostri fantasmi.
Fiorirai per rompere il buio
a questa pellegrina.
Quante parole impolverate ma ti ho scritto.
Nel frattempo ho percepito umanità –

E lì sono rimasta
Perché l’amore è un fiore di campo:
un istante che cerca l’eterno.
Dimenticare
Non scrivere agli sconosciuti,
si rifugiano fra le nuvole,
hanno la tana in una canzone.
Ti guardano come il fiato
che appanna i loro occhi,
Scrivono sulla tua pelle una lettera
che leggeranno solo con le dita.
Non scrivere agli sconosciuti,
tutto è da dimenticare
quando appare drammatico,
il segno si trascina, l’incompiutezza,
insieme a quel tormento
che si diventi comunque un vuoto.
Non esiste
Parlavo spesso di un casolare
che taglia i morbidi venti,
cantando dalle bocche rosse delle finestre.
Ne parlavo perché non esiste,
come me, mentre brucio alimentando
la mia lunga ombra, dove ogni cosa
vuol trovare il suo corso.
Mi lavavo i piedi
nelle tracce degli sconosciuti,
credendomi il topo di campagna
in mezzo ai numeri primi.
Poi dissi – mi arrendo a tanto dolore –
ma continuai a camminare
finché diventai i fulmini,
lasciando le mani
sfiorassero il cielo,
restando con occhi fermi sul luccichio.
Il vuoto della parola
Sentii dire che c’era nell’aria un sasso / e un vuoto
intorno al sasso. Sentii una parola
che dispone il vuoto
intorno al sasso.
Sentii la parola fatua allungarsi nel vuoto: era la mia /
vidi il braccio lanciare il sasso sulla parola,
vidi le sue pesanti rotondità
protendersi
nel vuoto.
[Nel vuoto
si sta come il mio gatto a sera, dentro
la sua piccola fossa].
E io: giaccio / gioco
e attizzo piedi in avanti
di tutta un’illusione /
smuovo la brace, soffio un incendio intorno
al sasso / al vuoto. Ma la fine
si ribella alla mia cronaca: il sasso
precipita,
come precipita il vuoto
della parola.
La scrittura asemica 2
⟡ 〰︎𐄼 𑁍 𓇻 ῀⟢
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⟠𓈒 𐤟 ᣟᣟᣟ
⧖ ⟡〰︎𐄼
Questi segni non dicono nulla,
e proprio per questo possono dire tutto:
la mano che trema,
il pensiero che non trova parola,
la luce che attraversa un foglio.
E per accompagnarlo, una cornice lirica, lieve:
“Qui il senso si scioglie,
e resta soltanto il passo del gesto:
una voce senza lingua,
un alfabeto prima del mondo.”
Scrittura Asemica
La scrittura asemica è una creatura bellissima e un po’ sfuggente:
𐄼 ⟠ 𓈒
ᣟ ⧖
⟡ 〰︎〰︎〰︎
𐂂 𓇻
𐑂
⟢ 𐄼
〰︎〰︎ ᣟ
𓈒 ⧖⧖
“Qui il segno è maceria:
non racconta,
non consola.
Trema soltanto
nello spazio dove una casa non c’è più,
dove l’aria sa ancora
il nome di chi manca.”
