L’oscurità e l’ignoto

È un richiamo profondo,
archetipico.
Quando l’oscurità e l’ignoto
sembrano inghiottire tutto
con la loro bocca affamata,
la tua fiammella interiore
è il faro a cui si aggrappano
le moltitudini.
Non lasciare che le ombre
spengano il tuo fuoco;
il mondo ha un disperato bisogno
della tua visione.
Ogni volta che ti senti sopraffatto
dal vuoto, ricorda
che la solitudine non è assenza,
ma un grembo fertile
da cui far nascere la tua luce
in questo stesso istante,
l’attimo prima del pianto.

Ciò che viene compreso

quiete, si lasciano impronte alla luna –
le ossa, hanno imparato a raccogliersi,
a esprimersi, in minuscolo.
Il silenzio invita a parlare
dove la terra si ferma –
l’acqua chiara trasporta
ciò che viene compreso
e i nervi, la lotta: piccoli angeli intrappolati
nell’immersione, faccia a faccia, si ritorna
trasformati,
sotto la luce – fragili.

Indipendenza o Interdipendenza

La metafora della matrioska (o bambola russa) simboleggia l’esistenza di strati concentrici e interconnessi all’interno di un sistema, di un individuo o di un concetto. Più che un semplice giocattolo, esprime l’idea che la realtà e l’identità non sono mai bidimensionali, ma racchiudono molteplici livelli di significato. In pratica la matrioska è organizzata un po’ come il nostro pianeta ma noi ci crediamo “indipendenti”, ci “armiamo”, quando lo stesso pianeta ci parla. Secondo me, usare la matrioska per descrivere la realtà ci ricorda che ogni nostra azione ha un impatto sull’intero sistema concentrico. Riconoscere questa gerarchia di interconnessione è il primo passo per passare da un’ottica di sfruttamento a una di convivenza e rispetto /

Buona domenica

Ti ama

La voce è venuta qui —
commuove: questa voce fischietta e piange,
per il profondo e breve tempo:
perdita e ritorno, forse consola, ritornerà.
La voce è fatta di oceano —
porta a riva i cuori più puri
con selvatichezza.
Si perde dietro cose oscure —
porta luce, porta alla luce
dove ha tradotto il tempo.
Piedi erranti venuti qui da una ferita,
una ferita portata da lontano,
un dialogo fra pareti, un casolare
non conosce la voce degli estranei
a guarire ferite senza voce,
ama, ti ama, scompare
in una pioggia sottile.

La prova del vivere

Te lo dice il silenzio quando devi partire.
Come il vento alla schiena, ti spinge
ad andartene per vicoli stretti,
dove tutto sussurra e si deve conoscere.
Il mistero, l’amore, la prova del vivere,
dialogare con il dolore, abbracciando
il proprio corpo, le emozioni e le esperienze,
trovare il senso più profondo.
Il silenzio sussurra
come fosse al tuo fianco.

As-salāmu ʿalaykum

Dentro quel saluto
vive l’augurio
d’una vita ricomposta,
intera di luce.

Senza la tua pace
siamo bestie.

Istante dopo istante
ricevo la tua interezza:
il respiro — Shlama —
carne della mia carne,
soffio che rialza le ossa.

E perché, allora,
continua ad ardere
quell’antica risonanza
contro il fratello?

Perché, pur ricevendo pace,
restiamo capaci
di violenza?

L’anima

Il corpo sa:
conosce la fame, il desiderio,
il dolore, il piacere.
L’anima invece
cerca qualcosa che non riesce mai
ad afferrare del tutto.

Meditando sull’inganno

L’inganno non è non capire il mistero: è diventare indistinti, vuoti, imitativi, vivere senza una forma interiore propria. Il pericolo non è il dubbio, ma l’assenza di essere.