Parlavo spesso di un casolare
che taglia i morbidi venti,
cantando dalle bocche rosse delle finestre.
Ne parlavo perché non esiste,
come me, mentre brucio alimentando
la mia lunga ombra, dove ogni cosa
vuol trovare il suo corso.
Mi lavavo i piedi
nelle tracce degli sconosciuti,
credendomi il topo di campagna
in mezzo ai numeri primi.
Poi dissi – mi arrendo a tanto dolore –
ma continuai a camminare
finché diventai i fulmini,
lasciando le mani
sfiorassero il cielo,
restando con occhi fermi sul luccichio.
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Bellissima poesia, complimenti.
Buon primo maggio!
☮️🙏
Grazie, anche a te. Ti abbraccio
non condivido la negazione, quel casolare esiste, l’ho visto più volte nelle tue parole e nella realtà, isolato, diroccato o solido, nel verde della campagna, simbolo, tu e lui, di resistenza.
ml
Sei dolcissimo…
Metamorfosi e diventi fulmine e diventi natura, mi piace molto♥️
Grazie, ti abbraccio
Stupenda! Nel suo sottile ermetismo 🤗
Grazie Laura 🤗