Far crescere l’indaco dello spirito
attraverso la cultura:
di frassino le briglie alla vita –
non commuovere, ma con-muovere,
non ornamento, ma orizzonte.
Non l’hype che brilla un giorno,
non il pendant degli eventi,
ma ciò che smuove –
che accende lume e domanda,
che non teme il cortocircuito,
la ferita del dubbio,
la folgorazione dell’impensato.
Non come un cavallo che corre
senza essere guidato.
La cultura come fraternità
non è consumo rapido –
non fast food di concetti,
o strisce di cuoio attaccate al morso,
ma fermentazione lenta,
tempo lungo che trasforma i pensieri in carne
e la carne in pensieri,
la riva delle cose che fiorisce
in un travaso continuo di vita.
Siamo mendicanti di senso, poeti giudicanti,
in lotta con la realtà,
ogni parola una particella
che non conosce ancora l’amore —
pellegrini verso orizzonti mobili,
la nostra indigenza è ricchezza:
da essa nascono geometrie inedite,
architetture capaci di ospitare
la complessità del mondo.
Dire l’atto, la nudità della coscienza,
l’implicazione quando c’è,
pentimenti, fiori, cuori, campanelli,
e si ricomincia senza jolly.
Non arene, ma agoni;
non sintesi facili, ma incontri reali
dove anche l’incomprensione
diventa inizio,
e il conflitto genera fratellanza.
Fraternità:
rivoli di attesa, noi,
ci lasciamo attraversare
non da ideologia consolatoria,
ma esercizio quotidiano
di traduzione tra mondi diversi.

Photography Kasia Derwinska
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La tua poesia non scivola mai via, ma s’assorbe piano. C’è il dolore che si mescola al vivere e l’ergersi che rivendica il linguaggio che forse solo gli occhi possiedono nel dire. E, perdona, sento la musica sottesa che tiene e scorre e senza pensiero ascolto. Grazie Nadine.
La poesia non comprende la realtà. È l’intento che usiamo per comprendere noi stessi e la vita. Conteniamo una moltitudine di domande. Alcune ottengono risposte. Grazie per avermi aspettato. Ti abbraccio tanto.