Uscito dall’orbita della propria storia,
l’uomo ha smesso di riconoscersi.
Vi sono fiumane di silenzi che custodiscono
un margine gravido d’amore, che attende
solo di essere riconosciuto.
Sostare nell’esausto, svuotato dalla vita,
quel sentimento fragile che non va salvato,
va abitato incondizionatamente.
È lì la voce che parlerà dell’unità comunionale.
Il rinnovamento non viene dalla pienezza
ma dalla mancanza.
Le difficoltà del cammino, il pianto
che emerge, si confida oltre
il cosmetico derma incipriato.
È una fiaccola che incede
verso la verità, un punto
dove il silenzio rende palpitante la parola
Non vedere il tramonto come forma di congedo,
aspettando ciò che resta indietro,
senza nascondere la sua parola
nell’inchiostro simpatico
ossidato
dal succo di limone.
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Mi chiedo se la mancanza che dovrebbe portare al rinnovamento consista nel rinunciare ogni giorno a qualcosa di nostro che sia un dí più rispetto all’essenziale, forse quell’eccesso, quell’esuberante a cui ci siamo abituati ma che ci ha fatto uscire dall’orbita.
In ogni caso molto piaciuta
ml
Credo proprio sia così Carlo. Grazie, felice della visita
Le immagini sono sostanza, ogni tramonto contiene un mattino e chi non s’incipria guarda nel buio. Che mai è davvero tale e contiene fotoni di luce da rimettere assieme. C’è speranza. Grazie Nadine 🤗
Sì, spero sia così. Ti abbraccio Roby
Bei versi ci sento un po’ di speranza….❤
Sì, Paola, credici anche tu. Ti abbraccio
Ti abbraccio anche io…ci provo ❤
Come sempre ti devo fare i complimenti per un’uso di parole ed immagini molto potente 👏👏👏
Buona giornata ☮️🙏
Grazie carissimo. È sempre un piacere grande leggerti. Un onore. Ti abbraccio.