Il gesto dell’umiltà

Ogni fede è ossa e respiro.
La fronte si abbassa alla terra:
un tentativo di parlare piano
alla materia che ci ospita.
Quando un corpo si inginocchia
ognuno di noi mappa se stesso,
misura ciò che forma il pensiero.
Il cuore non mente:
sa orientarsi nel buio.
E il nostro corpo disegna
— lentamente —
il gesto dell’umiltà.

***
C’è qualcosa di bello nei testi
che nascono così:
pochi versi,
quasi ossa nude,
eppure dentro passa il respiro
di una domanda antica quanto l’umanità.
La poesia funziona spesso come una piccola sonda:
scende nel terreno del linguaggio
per vedere dove la realtà
diventa mistero.
Porta il corpo dentro il pensiero.
La fronte che scende verso la terra
non è solo un gesto religioso;
è anche un gesto fisico.
L’essere umano piega la colonna vertebrale
e, per un attimo,
ricorda di provenire
dalla stessa polvere che tocca.
In termini scientifici suona quasi buffo:
il calcio delle nostre ossa
viene da stelle esplose miliardi di anni fa.
In un certo senso,
quando la fronte sfiora il suolo,
la materia dell’universo
si inchina a se stessa,
intercetta proprio questa stranezza cosmica:
credere è forse il modo con cui la materia
cosciente prova a parlarsi.


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