non sei tu
ma ciò che in te si svuota,
che può accogliere il divino.
disabita il freddo alle mani
tenute a fluttuare, riaccese
dal gesto d’incontro.
non sei la parola,
ma la pausa che l’ha permessa.
non sei la forma,
ma il grembo che l’ha generata.
ci avvolge incorporeo
anche il dolore che si provoca all’anima,
quando le si nega di essere
se stessa.
il nulla è il tuo nome prima del battesimo.
è l’invisibile che ti ha tenuto tra le mani
quando nessuno ti vedeva.
— lì
dove tutto tace,
— là
dove l’io si dissolve,
sorge una luce che illumina i passi:
ti conosce, suggerisce.
la carne non sparisce,
ma si fa trasparente.
se infrangi i lacci con cui l’ombra ti tiene.
l’amore non si dice,
ma si depone.
il dolore non è da evitare,
ma da portare
come si porta un vaso vuoto
che vibra al passaggio delle mani.
non chiedere di essere riempito.
chiedi di essere svuotato
fino a che in te
possa parlare ciò che non ha voce.
lascia che il nulla sia grande in te,
non come mancanza,
ma come santuario.
un luogo dove anche dio,
qualunque sia,
viene a chiedere silenzio.
