Non sei ancora

Cosa c’è di meno vero dei fiori finti?
Un bel paio di sorrisi sulla felicità?
O un amico che decide i tratti
della tua personalità ad occhi bendati?
È come se aspettassi di sentire il mio nome,
in una piccola roccia o trovarmi
finalmente cristallizzata,
nella resina su qualche albero
dove il tempo è stato perso.
Eppure continuo a setacciare dal magma
il mio nome. Nemmeno questo m’appartiene.
Nacque da una disgrazia.
Il mio vero nome è in attesa da qualche parte,
ti trafigge dentro, con i volti
di quelli che non possono chiamarti
e ti ricordi chi sei
e perché non sei ancora.


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