Rimane del mondo un anello di foglie,
gli emarginati credono solo
nei rattoppi delle nuvole,
in quelle cuciture fragili
che il cielo tende per non lasciarsi cadere.
Sono loro, le mani che stropicciano il vento,
cercano un disegno che si sfalda e si ricrea,
un senso che il sole non osa rivelare.
Camminano sotto orizzonti rotti,
cullando sogni fatti di strappi,
di scarti d’azzurro.
Un verbo, occorre un verbo senza chiodi,
un verbo che ci unisca,
che riporti questo mondo dentro sé,
in un porto sicuro, in un rifugio
che lo custodisca,
un verbo che lasci in questo silenzio cavo
una luce unitaria.
Giovane bruma, prendila tu,
questa strada di segreti corrosi,
che il tempo deride, che il buio mormora,
mentre noi muriamo spazi
che non conducono,
che non promettono.
