[L’uomo vive il solo vivere che taglia l’orizzonte, del tutto senza un come o un voglio un altro mondo o terra che raspa alla sua porta] :
L’uomo vive, nel solo vivere, un passo
che scivola su un filo teso,
tagliando l’orizzonte di una ferita senza margine.
Non c’è un come, non un dove, solo
il rumore della vita che si accalca
dietro la sua porta,
che raspa come un animale senza volto,
una presenza che preme,
una domanda muta che non sa chiedere,
che esiste per insistere,
che pulsa e scava.
Non cerca un altro mondo,
non una sfida che lo chiami,
solo questo respiro che si spezza,
che si piega sotto il peso di un cielo troppo basso.
Eppure cammina,
non verso un sogno, ma dentro l’ombra del reale,
dove il vento non porta sollievo
ma scaglia polvere, memoria sbriciolata di chi era.
La sua vita non ha contorni,
è una vibrazione dura che si aggrappa al nulla,
un cardine teso che suona
quando la porta cigola,
quando il raspare diventa musica,
e ogni nota lo ricorda:
non c’è un voglio,
non cerca un altro mondo,
solo la curva del tempo
che lo trascina oltre il bordo
e lo lascia lì, a chiudere serrature
a vivere le solite assenti libertà.
