Chiedo assoluzione

Eppure ha un volto rapito l’amore, un mare sempre ondoso,
le spalle orgogliose portano dritte alla somiglianza,
un intreccio di braccia aggrappate, come un corpo unico,
dato in prestito dai cari mortali, il nostro stesso sangue,
del sacro estuario che frange i flutti e recupera un‘ode
per il fiore di un salmo: -niente si trattiene, niente ci appartiene-
e sono quieta, sciolta dall’equivoco, dalle magre figure,
per eccessiva vanità, chiedo assoluzione col silenzio che verrà,
quando sull’ala si compiranno le distanze.


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