L’onda in solitudine

Qui vive come pianta acquatica
una donna delicata. L’acqua del fondo l’ha nutrita
e sebbene la sua forma sia invitante
si isola, lontana dalla mente metropolitana.
È quella donna che se ne vuole sempre andare,
sperando sia arrivato un arco di spumeggio
per divorare l’onda in solitudine.
Che mai le basta finché chiamata al fuoco
del suo Creatore che le ha impresso nella costola
il sigillo del tuono, dal quale parte amore, nostalgia.
Gli angeli conoscono il benedetto pasto,
sanno e concertano il loro Dio.
Questa donna di seme acquatico
è un sudario dove imprimere lettere
spogliate dalla gola all’inguine,
come quando si sfila un involucro
e si illumina l’identità della via.
Un unico pane è l’amplesso più intenso,
una coppia di calici alle rose di Maria,
alle stelle e ai suoi piedi la luna.


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