uno sciame di pioggia
copre il margine,
il tonfo,
la lectio della mia carne —
i canali di gronda,
il frullo degli albori
segnano il peso del giorno
come se volessero tagliarlo.
i tempi hanno bocche latranti.
non c’è connessione
melodica
senza disfarsi,
senza la bianchezza.
ritagli di voci,
passi,
ferite,
ascolti, ritorni.
vuoto e pieno all’apice:
la parola
non respira più
all’orecchio che trema.
ci è data la placenta del tempo
per bussare
e aprire la porta.
una parola,
un silenzio.
credere –
è perdere la conoscenza
dei propri passi.
toccare una lingua nuova,
un braille sentinella
che si legge per grazia
solo ad occhi chiusi.
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