lucidando i capelli con le mani,
appena sveglia,
ritrovo in me la donna —
quel dire di piacere fra le labbra,
quella febbre benigna fra le ossa.
nello scambio —
l’adagiarsi della tortora sulle palpebre,
quando è un campo buio,
un’orbita che si ferisce alla lettura.
le cose devo immaginarmele,
di rose —
o di foschi petali caduti.
la fantasia elabora
questo cieco tunnel, questo nervo ottico –
riporta la corsa d’una mandria
nel profumo intenso, inesauribile,
di donna.

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le cose devo immaginarmele, dici e in questa affermazione sento l’ammissione del tuo limite e della tua forza.
ml
È così, Max. Buongiorno