Non sia deportato

Si bruciano fascine di ore
nell’adorare l’estro personale —
contraffazioni angelicate piene di tic
in cambio d’un vuoto pneumatico.
Sopra il capo senza rose
tortore malate scendono a fiamme,
giri di foglie istrioniche tra i passi,
dèmoni che stanno nell’immagine
come nudi sassi di tormenti.
La via che percorre il petto
infiammato di rabbia e di malizia,
non dà il verbo al giorno —
si pensa di amare come un matto
si pensa di ingannare l’ascesa
delle sere a venire.
Il passo,
il verso,
la banalità è molto breve.
Mi chiamo ad adorare l’amore
più giusto, e che non sia deportato.

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