Il Germoglio di Jesse



è vero,
non tutte le stelle vogliono salvarci,
questo fa tremare le mie spalle
ma forse no —
forse è il modo in cui il cosmo
tiene in ordine le ferite.

esiste una forza piccola,
come un respiro nel buio,
che ci alleva colpevoli e non eroi:
siamo il male nel mondo quando brucia,
mentre la bestia genocida
bacia il nostro spirito.

crediamo di essere nati per cedere,
per fare il morto sull’acqua,
per visionare la proiezione del nostro unico film.

a lungo termine siamo
i tecnici della nostra censura,
fino a non sentire più niente.

II.

ma la luce, a contatto con la retina,
un’altra visione assolve —
un impulso elettrico alla corteccia.

non tocca, ma abbraccia.
non invade, ma cura.
non insiste,
ma resta nel dio della pace.

rimane fuori dalla pelle per non abbacinare —
perché ci ama abbastanza
da non salvarci senza consenso.

l’amore:
il primo stadio della luce stessa.

III.

eppure —
se la chiami
viene.
guarisce.

anche le ombre stesse,
le più maligne.

anche quando spigoliamo parole
con la doglia addosso.

non cerco il tuo sguardo basso,
non rubo la tua bocca.
cerco la tua luce —
quella che si vede
anche a occhi chiusi.

quando mi accechi, impreco:
non sono io a guardarti.
è la terra senza poesia.

IV.

il sussurro nella stanza buia
non è preghiera.
è un urlo a metà —
metà creatura viva,
cucita con filo liquido e stelle spente.

è la canzone al vuoto intellettivo,
che canta con bocca piena di freddo
e il cuore aperto a metà.

le sue armonie sono vetro e miele —
un nido, un silenzio grigio, militaresco,
non per covare,
ma per contenere l’ampiezza
di una monotonia spirituale.

V.

qualcosa si accosta —
troppo caldo, troppo denso, troppo animale,
come un falso dio con le ossa molli.

la scienza mi dà parole:
homo sapiens —

per una carne esigente
si era imposto di raggiungere
uno stato di intelletto suggestivo:

immortale –
finché dio non mi separi.

VI.

qui casa terra –
esco dal buio con le scarpe rotte.
con il fango nel cuore.
con una tasca piena di semi,
e nell’altra conservo l’oceano.

ogni cosa nasce li,
dove nessuno guarda:
la pianta dalla terra fradicia.
il figlio dallo strappo.
la luce dal fondo.

come una cosa
che non vuole farsi chiamare amore.
un battesimo silenzioso.
una promessa.

l’uomo:

una bestia
che voleva nascere
e ha scelto corpi a caso
per distruggere.
chiamalo come vuoi:
ali a forma di fiamma.
errore divino.
una pièce teatrale —
la “cosa” sacra.
l’ego che inventa la guerra.
fino a cedere alla passione —

VII.

io l’ho visto.
come Isaia —
più sveglia del sogno.
più limpido della veglia.
più vero del sangue.
ho visto l’uomo buono —
io l’ho visto.

sceso dalla croce.

una profezia:
“Un germoglio
spunterà dal tronco di Iesse” –
più onesto del respiro.
più generoso di una madre.
più puro di un neonato.
porta con sé la propria storia.
un nome –
che non ho ancora imparato a dire
senza spezzarmi.
la fame che ho di lui
riempie l’aria.


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