Mai appartenuta al nulla, mai persa
nel tentativo di descrivere
le classi povere,
mai dissolta tra le parole amate.
Qui, nessun serpente attraversa
il mio cammino, nessuna traccia
di sepoltura sulla terra secca,
nessuna ombra riportata al sole.
Mi fermo. Alla fine del fiume,
non c’è alcuno stupore,
nessuno stormo che si rialza,
nessun pianeta da osservare con affetto,
nessuno da riabbracciare.
L’immaginazione non mi ricorda più
cosa sia reale.
Il sangue non mi schiaccia.
Non avrei mai lasciato
che le mie particelle
si disperdessero nel nulla senza scopo.
Lascio andare, senza stringere,
senza affondare.
Non lascio tracce in una terra perduta,
non metto semi in un campo lontano.
Non c’è sorgente comune,
nessuna essenza condivisa.
Non lasciano essere.
Non lasciano esitare.
E le progenie che non rinasceranno qui,
questa è la punizione,
negli infiniti istanti che non avranno luogo,
senza un corso d’acqua su cui specchiarsi.
Nessun essere che si stacchi dal caos,
nessuna vita che si misuri contro la guerra,
