Forse il nulla è stato vero

Il giorno si nasconde mentre mi accompagno
a svanire nella notte, lontano dall’alba,
dai riflessi opachi della memoria.
Ombre scomposte nel tempo e nello spazio
inghiottono il ricordo dell’oceano,
il silenzio spezza il ritmo della marea,
il mio nome è lasciato annegare.

Qui, dopo il clamore di vite scoppiate
si affrettano a stringersi nei casolari
per essere il pianto quieto dei cardini.
Ascolto l’assenza nella luce
prima che il tramonto si sciolga
nel viola profondo
e infine nel nero cieco,
e la sigaretta della sera confermi,
sputata come un soldato in guerra,
che fino a questo istante
forse il nulla è stato vero.

Forse io non sono la caduta,
forse il vento non ha mai sfiorato
un vestito di ragazza svuotato dal tempo.
Ogni passo smarrito sui segreti di ghiaia
non lascia eco, non lascia traccia,
il respiro è spezzato,
il suono è un minimo
che si riprende fischiettando.

Eppure i ricordi più oscuri affiorano
dal fondo della mia anima,
come pesci senz’acqua,
ora esposti, ora ingovernabili,
mentre la notte sussurra:
non puoi più fuggire.
Ti attende solo l’arsura,
come la sete fa,
non puoi fuggire: – la bambina
mai lasciata
non si rannicchia più –
diventa ombra,
diventa assenza,
diventa il tuono stesso


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