Nessun cervo, nessuna antilope guida gli smarriti,
nessun villaggio di antenati li accoglie.
Non c’è farina di mais né bacche
a colorare le labbra.
L’albero della vita è spoglio sotto il sole.
Nessuno cerca casa con radici,
senza nulla da costruire.
È settembre, anche se la notte prima dell’alba
è sempre estate per me
e il domani è troppo lontano;
troppo stanca per aprire la porta dei sogni,
troppo delusa, nessuna pioggia mi solleva,
nessun canto di tuono mi rapisce.
Mia madre era prigioniera
nella casa del caos.
Non era profetessa, ma un’ombra confusa,
una donna malata senza futuro – ero il suo blues –
ma siamo tutti Giobbe
e Dio non ha mai cambiato strada.
Dio rimane sveglio, le stelle fredde e rigide sotto di sé.
Non vede il dramma oscurare la pace.
Non si commuove davanti all’agnello.
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