L’identità

Nina è abitata da un’orma che chiama –
la memoria è un filo tenace
quando si tende, di tralcio in tralcio,
nel buio fatiscente
della propria coscienza.
Il vissuto diventa una terra predata.
Nina è in diaspora –
vittima o carnefice,
modifica segmenti del proprio codice,
riformulando patti, fondali,
pianure, lune pericolanti –
l’identità.
La dimensione dei nostri valori
è nell’inquietudine;
la quiete ricorda quell’ombra
estirpata dal labbro spaccato.
È questo che chiama il legame
tra memoria e utopia:
cieli cobalto, voci nel vento,
sistema solare nel buio del cranio.

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