Segno d’occhi di palude —
in branco rimarrai quella bambina
trafitta nel cerchio eterno
della tua voliera,
con le piume
nerastre dell’infanzia.
Bene o male,
se si sofferma l’onda,
la mano sfiorata
ancora si sottrae.
La bestia è un animale cieco
che non sogna il mare.
Ma come si ama?
Lasciandoci raggiungere
senza annidarci —
come un’alba che sbatte
le lenzuola della notte.
Lasciando che l’altro
giochi con la tua essenza
e accusi te della sua speranza?
L’amore è un’ape
che cerca fiori estinti.
E noi —
così brevi,
così stoppini —
diventiamo incendio,
senza conoscere il nostro tragitto.
L’amore non afferra,
non spiega,
non ripete.
Si accende nelle mani,
una piccola fiamma
che non sa dove va,
ma sa che deve andare.
Non occorre un’immagine.
La pena è già negli occhi
di chi prova a custodire
ciò che potrebbe spegnersi.
Scrivo con la lingua del fumo.
Sono il nocchiere della mia palude.
