Cruciale è l’ancora, per la nave in porto.
Così è l’amicizia.
Mai con la bocca
che ha perso la voce.
Il rispetto —
prima ancora che si sappia pronunciare.
Mai come veste dimenticata sulla sedia,
o tenda che non tiene più il vento.
È l’amma, l’amicizia —
la madre che abbraccia,
il grembo che non chiede nulla
ma ci contiene interi.
L’amicizia è la ferita
che smette di sanguinare
quando la riconosci,
in un silenzio abitato.
È il silenzio che sa restare,
il tempo che non scade.
La voce che non alza la voce —
né la scava in un sotterraneo senza luce,
né la nasconde, clandestina,
sotto un terriccio d’umori e lombrichi.
È la presenza che ci custodisce,
quando tutto il resto manca.
L’amicizia è il fiato che apre i vetri.
Ci permette di esistere
come siamo,
nel nostro programma misterioso
di fioritura e rovine.
Non è possesso,
ma atto puro di offerta
che si compie nel distacco —
come una ferita
che ha dimenticato il coltello.
Come un altare disegnato nell’aria.
Come amma invisibile
che continua a vegliare.
