È la nostra petroliera la poesia,
“come inutilità necessaria”
scriveva Montale.
La morte della moralità
contamina la bocca, gli adepti
di un usurpatore
comprano il nostro ossigeno,
ci lasceranno l’aria
con il sapore della cenere
useranno la pace per lo sforzo bellico.
Abbiamo raggiunto l’alienazione
alimentata dal nostro pietoso miagolio
alle caviglie di un sistema politico
malato, seguito da un mare
di discepoli.
Scriviamo:
ci mettiamo l’annegamento delle masse,
le fosse colme di cadaverini,
e nelle petroliere la poesia,
assaporiamo poi il processo:
il sangue che sgorga, come macchia rossa
sulla nostra dignità.
