io, vento esausto sulle notti, tuo soffio ritrovato,
da sempre sospesa fra il dire e il fare,
ora sono qui, a segnare la croce, a scorticare il palmo
scavando quella terra, dove tu plasmi le forme:
quali docili curve, le fisso nuove in te, senza morire.
mia stanza segreta,
letto d’amore, a volte voce muta,
in questo deserto metti la fiamma, a mitrale
schioccante più del cedro,
capace d’ammansire le mie fiere,
e sradica da me ciò che ti spiace:
dallo in pasto a una fossa.
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