Quel tuo sguardo di fame

Le mani nel cappotto, la schiena,
l’incarnazione fra le braccia,
dentro la cifra mistica, stretta stretta,
senza alcun grido.

Trovarsi in questa sosta per baciare
e baciare, che poi si fa profumo
anche il deserto, per la reciproca lotta e così via…
e la felicità, da non dimenticare la felicità
nel corpo della relazione,
tanto da tracciare confini di letto,
una sponda salvifica, fra l’altro molto tua:
essere qualcuno dentro
l’altro, non uno qualunque,
in questo angolo sei tu che togli la terra
dai miei occhi magrissimi,
quando rimango seduta immobile,
in mezzo al freddo, perché mi basta stare,
se esisto in una intuizione, con aria
da bambina, col timbro di voce
e un’espressione adatta.

C’è una figura sola, dentro,
che mi ascolta e dice: – siamo la neve –
ecco la risposta: siamo la neve pura
quando riflessi nell’occhio dell’altro. –

Quel tuo sguardo di fame.
Ti si darebbe Dio senza confessione.


Scopri di più da Upside Down

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.