Sanno che tendi a nasconderti.
Ne conoscono il sapore.
Forse un giorno smetterai
di raccogliere il mondo in frammenti
e inizierai a vedere i fili
che da sempre li attraversano.
Allora la trama della realtà
si mostrerà diversa.
La presenza silenziosa
non ha nome.
Viene prima del pensiero,
prima della parola,
prima di ogni tentativo di comprendere.
Riconoscerla
è come tornare a casa.
Come risvegliarsi
in un luogo che non abbiamo mai lasciato,
ma che il rumore dei giorni
aveva coperto.
E forse ciò che chiamiamo amore
è proprio questo riconoscersi
dentro una relazione più grande.
Nulla è soltanto se stesso.
Un fiore non è solo un fiore:
porta con sé la pioggia,
la terra,
il sole,
il tempo.
Porta ciò che lo ha toccato
e ciò che lo ha reso possibile.
Forse anche noi siamo così:
non isole,
ma intrecci.
La mente vorrebbe trattenere,
separare,
dare un nome alle cose.
Eppure, sotto tutto questo,
c’è uno spazio.
Un vuoto che non manca di nulla,
perché non è assenza.
È lo spazio in cui
i pensieri appaiono
e poi scompaiono,
come increspature sull’acqua.
Lì la quiete non è immobilità.
È ascolto.
È rimanere abbastanza vicini alla vita
da sentirne il movimento
senza doverlo fermare.
Una quiete che osserva,
sente,
comprende.
E quando inizi a vedere la rete,
quando smetti di cercare un luogo separato
in cui stare,
anche il modo di camminare nel mondo cambia.
La distanza si fa più sottile.
Ciò che sembrava altro
diventa vicino.
Non perché i confini scompaiano,
ma perché finalmente
ne vediamo i fili.
E forse la presenza è proprio questo:
abitare il mondo
senza sentirsi separati da esso.
***
dipinto: olio su tela di Nadine Spaggiari

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Filosoficamente perfetto il Pensiero Poetico. 🤗
Grazie Lauretta. Ultimamente “lo famo strano” ‘sto percorso. Ti abbraccio tanto.