L’odore del pane caldo arriva silenziosamente,
senza l’onda della chiacchiera —
il soffio vivo porta ardenti gli orizzonti
in questo deserto indifferente,
dove il naufragio sembra conforto.
Siamo foglie fragili, attratte dal sussurro del vento —
nelle tempeste la parola si desta.
Così nel buio, se ancora c’è coraggio di sentire,
la speranza è una luce lenta che si accende,
che spezza le pietre e cancella i confini.
La bufera delle sillabe in cerca di nomi
si confida — le risposte arrivano superstiti
nel nido della lingua,
come le braci lente di una liturgia.
Poi c’è mio padre, che ingoia il fischio,
e chiama finalmente per nome mia madre,
come una lettera in un cassetto chiuso a chiave.
Sento il taglio del ricordo
con meno timidezza.
